Sudan: nuove restrizioni UE sull’oro e aggiornamento delle sanzioni USA

15 Luglio 2026

Introduzione

L'Unione europea ha introdotto nuove misure restrittive nei confronti del Sudan con l'obiettivo di limitare le fonti di finanziamento del conflitto, intervenendo in particolare sul commercio dell'oro e dei prodotti utilizzati per la sua estrazione. Parallelamente, l'OFAC ha ampliato le proprie sanzioni nei confronti di soggetti coinvolti nel sostegno alle parti in conflitto, rafforzando il quadro delle restrizioni internazionali.

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Il conflitto e la reazione UE

Nell’aprile del 2023 è scoppiata una guerra intestina in Sudan tra le SAF (“Sudanese Armed Forces”) e le RSF (“Rapid Support Forces”) portando la popolazione, già stremata dai continui conflitti susseguitisi, ad un nuovo livello di sofferenza.

 

In risposta al deterioramento della situazione in Sudan, il 9 ottobre 2023 il Consiglio dell’UE ha adottato il Regolamento (UE) 2023/2147, istituendo un regime sanzionatorio nei confronti di individui ed entità responsabili di gravi violazioni dei diritti umani o di attività che compromettono la stabilità e la transizione politica del Paese

 

Tale regime sanzionatorio è stato rinnovato ed aggiornato negli anni con l’inserimento di vari soggetti sulla base del monitoraggio della situazione nel paese.

 

Il 10 luglio 2026, l’Alto Rappresentante dell’UE ha mostrato grande preoccupazione per la situazione in El Obeid, capitale del Nord Kordofan con una popolazione di 500.000 persone a rischio di essere oggetto di gravi violazioni dei diritti umani da parte delle RSF.

 

Il successivo 13 luglio il Consiglio UE ha di conseguenza modificato e integrato il regime sanzionatorio precedente emettendo il Regolamento (UE) 2026/1724 con l’obiettivo di restringere le capacità di finanziamento alla guerra. In particolare, vengono apposte misure restrittive sul commercio dell’oro sudanese, la cui estrazione e sfruttamento rappresentano importanti fonti di reddito per le SAF e le RSF, che lo utilizzano per sostenere il conflitto in Sudan.

Il regime sanzionatorio

Oltre al già previsto congelamento dei fondi e il divieto di finanziamento ai soggetti indicati in Allegato I, il nuovo regime sanzionatorio vede aggiunto il divieto di:

 

  • acquistare, importare o trasferire oro originario del Sudan e dal Sudan esportato nell’Unione o in qualsiasi altro paese terzo dopo il 15 luglio 2026;

 

  • vendere, fornire, trasferire o esportare verso il Sudan mercurio, cianuro e ossicianuro di sodio (sostanze comunemente impiegate nell’estrazione dell’oro) a qualsiasi soggetto in Sudan o per un uso in Sudan;

 

  • prestare servizi collegati alle operazioni vietate, tra cui assistenza tecnica, intermediazione e supporto finanziario.

 

Il nuovo regime prevede due eccezioni. Sono infatti esenti dai divieti:

 

  • le operazioni commerciali che hanno ad oggetto beni destinati ad assolvere scopi umanitari, emergenze sanitarie o interventi in risposta a calamità;

 

  • fino al 16 gennaio 2027, i contratti conclusi prima del 15 luglio 2026 aventi ad oggetto il cianuro e ossicianuro di sodio.

 

In entrambi i casi, è salva sempre, se del caso, l’autorizzazione di cui al Regolamento 821/2021 sull’esportazione dei beni a duplice uso.

Le misure statunitensi

Anche l’Office of Foreign Assets Control (OFAC) del Dipartimento del Tesoro statunitense ha mostrato le medesime preoccupazioni sottolineando, in aggiunta, come la destabilizzazione della regione causata dalla guerra sia foriera di attività terroristiche che si ripercuotono sulla sicurezza interna degli USA.

 

In data 26 giugno 2026, l’OFAC, in attuazione dell’Executive Order 14098 (“Imposing Sanctions on Certain Persons Destabilizing Sudan and Undermining the Goal of a Democratic Transition”), ha inserito in SDN list diversi soggetti legati sia alle SAF che alle RSF, facendo emergere una rete di supporto internazionale al conflitto in cui sono coinvolti soggetti colombiani, iraniani, egiziani e indiani.   

 

I beni appartenenti ai soggetti inseriti nella SDN list che siano presenti negli Stati Uniti o in possesso di U.S. persons (cittadini e residenti permanenti statunitensi, persone fisiche o giuridiche presenti negli Stati Uniti, persone giuridiche di diritto statunitense e le loro “foreign brances”) sono congelati. Alle U.S. persons è inoltre vietato svolgere transazioni di qualsiasi tipo che coinvolgano proprietà o altri interessi delle persone listate. L’effetto del listing si ripercuote infine anche sulle non-U.S. persons, esposte al rischio di sanzioni secondarie qualora causino una violazione delle misure di congelamento da parte di una U.S. person o tengano condotte che eludano le sanzioni statunitensi.

Gli impatti sulle imprese europee

Per gli operatori economici europei, e in particolare per le aziende coinvolte nel commercio internazionale, nella logistica, nella distribuzione di prodotti chimici e nelle filiere dei metalli preziosi, diventa ancora più importante rafforzare i controlli di conformità.

 

Le imprese dovranno verificare con particolare attenzione:

 

  • l’origine dell’oro importato;

 

  • la destinazione finale di prodotti chimici quali mercurio, cianuro e ossicianuro di sodio;

 

  • eventuali operazioni di intermediazione o servizi finanziari collegati a soggetti o attività interessati dalle restrizioni UE e USA.

 

L’aggiornamento conferma come il rispetto delle sanzioni internazionali rappresenti un elemento essenziale dei programmi di trade compliance e due diligence, soprattutto per le aziende che operano sui mercati internazionali.

Il supporto di ZPC

L’evoluzione continua delle misure restrittive dell’Unione Europea e degli USA rende sempre più importante per le imprese verificare la conformità delle proprie operazioni commerciali e adottare adeguati presidi di compliance.

 

ZPC è a disposizione delle aziende per affiancarle nella verifica delle operazioni commerciali alla luce delle misure restrittive dell’Unione europea e statunitensi, attraverso lo svolgimento di analisi di tipo soggettivo (screening di controparti, clienti e fornitori) e oggettivo (beni, tecnologie, destinazioni e utilizzi finali).

 

Supportiamo inoltre le imprese nella progettazione e implementazione di Programmi Interni di Compliance (ICP), nella definizione di procedure di export control e nell’adozione di tutti gli strumenti necessari a garantire la conformità con la normativa in materia di sanzioni internazionali, controllo delle esportazioni e dual use, contribuendo a ridurre i rischi operativi, legali e reputazionali connessi al commercio internazionale.