Il rischio di sanzioni secondarie per gli istituti finanziari esteri
Il nuovo richiamo dell’OFAC si inserisce nell’azione di isolamento economico dell’Iran avviata dal Dipartimento del Tesoro statunitense con l’operazione “Economic Outcast“.
Nella nota, l’OFAC ricorda che gli istituti finanziari non statunitensi che continuano a operare con i numerosi settori sanzionati dell’economia iraniana possono essere a loro volta colpiti da sanzioni secondarie in qualsiasi momento e senza preavviso.
L’OFAC invita inoltre gli istituti finanziari esteri che intrattengono rapporti con banche iraniane sanzionate a interrompere immediatamente tali attività e relazioni. Il rischio deriva dal recente ampliamento dell’elenco dei settori iraniani colpiti da sanzioni statunitensi e ai quali è connesso un rischio di secondary sanctions.
In relazione al regime sanzionatorio contro l’Iran, gli ultimi provvedimenti di sanzioni secondarie adottati dall’OFAC nelle ultime settimane sono stati:
- l’interruzione dell’accesso al sistema di corrispondenza bancaria statunitense per Banque Misr UAE;
- la designazione della banca turca Golden Global Bank e le sue controllate;
- la designazione della banca russa VTB Bank (peraltro già sanzionata sia dagli USA che dall’Unione europea nell’ambito delle sanzioni nei confronti della Russia) per il coinvolgimento in attività di elusione delle sanzioni iraniane, tra cui l’instaurazione di rapporti di corrispondenza con banche iraniane sanzionate.
Gli istituti che agevolano l’accesso dell’Iran al sistema finanziario globale, anche fornendo servizi a banche iraniane o a loro filiali e succursali in Paesi terzi, rischiano quindi di essere sanzionati. Inoltre, se le operazioni collegate all’Iran inducono istituti finanziari o altri soggetti statunitensi a violare le sanzioni, gli istituti esteri possono essere esposti anche a sanzioni amministrative e penali negli Stati Uniti.
I rischi legati al "shadow banking" iraniano
La nota dell’OFAC richiama l’attenzione anche sulle reti di “shadow banking“ con cui l’Iran tenta di aggirare le sanzioni. Si tratta di reti di società di comodo e altre società schermo, spesso costituite in Paesi terzi come Emirati Arabi Uniti, Hong Kong e Singapore, che aprono conti presso banche non iraniane e vengono utilizzate per riciclare i proventi della vendita di petrolio e di altre materie prime, occultandone il legame con il Paese. Poiché queste società non risultano formalmente iraniane e si presentano come ordinari clienti commerciali, ad esempio società di trading o armatori, un istituto può trovarsi a gestirne i conti senza accorgersene. Gli istituti bancari sono per questo chiamati dal Dipartimento del Tesoro USA a individuare e interrompere queste attività.
Per gli istituti bancari che non svolgano adeguate verifiche e che per questo intrattengano rapporti con le reti di “shadow banking” iraniane, il rischio è quello di essere colpiti da sanzioni secondarie statunitensi e perdere l’accesso all’operatività in dollari e ai conti di corrispondenza statunitensi.
L'impatto per le imprese
Il livello di rischio per gli istituti finanziari anche non statunitensi nei rapporti con l’Iran è oggi quindi molto elevato, ed è per questo che un numero crescente di banche ha deciso di non operare più con il Paese o con imprese ad esso vicine.
La decisione degli istituti finanziari di interrompere questi rapporti si riflette anche sulle imprese che scelgono di continuare a operare con l’Iran: per queste è sempre più difficile trovare una banca disposta a far transitare i relativi pagamenti o a fornire assistenza alle operazioni. Considerato inoltre l’altissimo livello di rischio, ogni operazione, anche se rientra in uno dei pochi settori non colpiti dalle sanzioni statunitensi, richiede una due diligence preventiva, indispensabile per mitigare il rischio presentato dalla presenza di numerose banche iraniane sanzionate e dalle misure restrittive recentemente ampliate anche da parte dell’Unione europea.
ZPC supporta le imprese nella valutazione del rischio connesso alle sanzioni internazionali e nella gestione della compliance nell’operatività di imprese e istituti finanziari, attraverso attività di screening e due diligence delle controparti, analisi del rischio-Paese e verifica delle operazioni sotto il profilo delle restrizioni merceologiche.