Francia: in vigore la legge contro l’ultra-fast fashion, nuovi malus dal 1° settembre 2026

8 Settembre 2026

Introduzione

La Francia compie un nuovo passo nella regolamentazione dell’ultra-fast fashion. Dopo l’iter legislativo seguito nei mesi scorsi, l’8 luglio 2026 è stata adottata la nuova legge francese sul fast fashion. Il 28 agosto è stato inoltre pubblicato l’atto di esecuzione che introduce un sistema aggiuntivo di malus, applicabile dal 1° settembre 2026.

FAST FASHION FRANCIA (1)

Dalla proposta di legge alle nuove misure contro l’ultra-fast fashion

La normativa nasce con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale legato alla produzione e al consumo di abbigliamento, intervenendo in particolare sul fenomeno dell’ultra-fast fashion, ovvero sui modelli commerciali caratterizzati dall’immissione sul mercato, a ritmi molto elevati, di un numero estremamente ampio di nuovi prodotti.

Tra le misure introdotte, la legge interviene anche sul sistema della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per il settore tessile, prevedendo una modulazione dei contributi che tiene conto non solo delle caratteristiche dei prodotti, ma anche di alcune pratiche commerciali dei produttori.

In particolare, vengono presi in considerazione l’ampiezza della gamma o la frequenza con cui vengono proposti nuovi prodotti e gli incentivi alla loro riparazione. Sulla base di questi criteri, agli operatori riconducibili al modello dell’ultra-fast fashion possono essere applicate penalità economiche aggiuntive.

La novità è quindi particolarmente significativa: attraverso il sistema EPR, la Francia introduce uno strumento che non considera soltanto le caratteristiche ambientali del singolo prodotto, ma anche il modello con cui l’azienda organizza e rinnova la propria offerta sul mercato.

Nuovi malus dal 1° settembre 2026

Il 28 agosto 2026 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’atto di esecuzione che stabilisce un nuovo sistema di penalità economiche per l’ultra-fast fashion, applicabile dal 1° settembre 2026.

I nuovi malus si aggiungono al sistema di contributi EPR già gestito in Francia da Refashion e basato sull’eco-modulazione, che prevede bonus legati, ad esempio, alla durabilità, al contenuto riciclato e alle certificazioni ambientali, oltre a malus per elementi che possono compromettere la riciclabilità dei prodotti tessili.

Per il 2026, le penalità aggiuntive previste per l’ultra-fast fashion sono differenziate in base alla categoria di prodotto. Tra gli importi previsti figurano:

  • 0,50 euro per intimo e calzetteria;
  • 2 euro per magliette e polo;
  • 7 euro per pantaloni;
  • 9 euro per denim;
  • fino a 12 euro per cappotti.

 

Gli importi sono destinati ad aumentare progressivamente fino al 2030.

Come viene determinata l’applicazione del malus?

Il calcolo della penalità si basa principalmente su due fattori:

  • il numero e l’ampiezza della gamma di referenze immesse sul mercato;
  • le facilitazioni e gli incentivi alla riparazione promossi dal produttore.

 

Il sistema mira quindi a colpire in particolare i modelli commerciali basati sull’introduzione continua di un numero molto elevato di nuove referenze e su un consumo particolarmente rapido dei prodotti tessili.

Quali conseguenze per le aziende dello sportsystem?

Per le imprese dello sportsystem, le prime indicazioni risultano rassicuranti.

Secondo le simulazioni effettuate dal Governo francese su sei operatori, tra cui Decathlon, le aziende considerate non rientrerebbero attualmente nell’ambito di applicazione del nuovo malus destinato all’ultra-fast fashion.

La misura sembra quindi rivolgersi principalmente agli operatori caratterizzati da un modello commerciale basato sull’introduzione estremamente frequente di un numero molto elevato di nuove referenze a basso costo.

Ciò non significa, tuttavia, che le imprese italiane che commercializzano prodotti tessili sul mercato francese possano trascurare questa evoluzione normativa.

Un precedente importante anche per le aziende italiane

L’iniziativa francese rappresenta infatti un passaggio significativo nell’utilizzo della modulazione dei contributi EPR come strumento capace di incidere non soltanto sulle caratteristiche ambientali dei singoli prodotti, ma anche sui modelli di business e sulle pratiche commerciali delle imprese.

Per le aziende italiane che operano sul mercato francese sarà quindi importante monitorare l’applicazione della nuova disciplina e verificare il proprio posizionamento rispetto ai criteri introdotti, anche considerando il progressivo aumento dei malus previsto nei prossimi anni.

ZPC continuerà a monitorare l’evoluzione della normativa francese e, più in generale, degli obblighi ambientali ed EPR che interessano le imprese del settore tessile. I nostri specialisti sono a disposizione per consulenze sulla tematica.