ZPC a Vinitaly 2026: dazi USA e gestione del rischio

14 Aprile 2026

Introduzione

Durante un evento organizzato da UGIVI in occasione di Vinitaly 2026, ZPC ha analizzato le recenti modifiche ai dazi USA sul vino, evidenziando un contesto normativo complesso e i relativi impatti economici lungo la filiera. Le imprese sono chiamate a gestire in modo più strutturato il rischio daziario per tutelare margini e competitività.

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L’attuale contesto daziario

Durante l’evento “EXPORT 2026: strumenti legali per la diversificazione dei mercati e la gestione del rischio dazi”, organizzato da UGIVI – Unione Giuristi della Vite e del Vino lo scorso 12 aprile a Verona, nell’ambito di Vinitaly 2026, Amedeo Federico Monti, Trade Compliance Specialist di ZPC, ha analizzato le principali evoluzioni del quadro daziario statunitense e i loro effetti concreti sulle imprese del settore vinicolo, evidenziando un contesto normativo sempre più complesso e instabile.

 

Il 24 febbraio 2026 è stato introdotto, ai sensi della Section 122 del Trade Act del 1974, un dazio temporaneo del 10% ad valorem applicabile in generale a tutte le importazioni negli Stati Uniti, incluso il vino. La misura ha una durata massima di 150 giorni (fino al 24 luglio 2026) ed è prorogabile solo con intervento del Congresso.

 

Tale dazio si applica in aggiunta ai dazi MFN, salvo specifiche eccezioni per prodotti già soggetti ad altre misure (ad esempio Section 232 del Trade Expansion Act del 1962) e alcune esclusioni settoriali previste negli allegati della Proclamation 11012 del 20 febbraio 2026 (tra cui prodotti USMCA, farmaceutico e automotive).

 

L’introduzione di questa misura segue la decisione della Corte Suprema che ha dichiarato incostituzionali i dazi basati sull’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), chiarendo che il potere impositivo in materia fiscale spetta al Congresso. Questa pronuncia ha ridefinito gli equilibri istituzionali ma, allo stesso tempo, ha contribuito a generare un quadro normativo frammentato, caratterizzato da una crescente stratificazione di strumenti giuridici.

Chi paga davvero il dazio?

Sebbene il dazio gravi formalmente sull’importatore, l’impatto economico si distribuisce lungo l’intera catena commerciale, dal produttore al consumatore finale. La ripartizione dei costi dipende da variabili quali Incoterms®, potere negoziale e struttura della catena di valore, rendendo la contrattualistica internazionale uno strumento centrale per gestire l’effetto delle misure tariffarie.

 

Resta inoltre aperto il tema dei rimborsi dei dazi riscossi sulla base della normativa dichiarata incostituzionale: l’effetto retroattivo della pronuncia ne consente il rimborso. Tuttavia, tale rimborso non è automatico e richiede una attività di impulso da parte dell’importatore, che deve individuare le operazioni interessate e seguire le procedure previste dalla normativa statunitense, attualmente ancora in corso di definizione.

Conclusioni

Gli Stati Uniti restano un mercato strategico per il vino italiano, ma in un contesto di maggiore incertezza. Nella fascia alta del mercato, la domanda si conferma relativamente anelastica al prezzo; tuttavia, l’impatto dei dazi incide sui margini e sugli equilibri contrattuali lungo tutta la filiera. Ne deriva l’esigenza per le imprese di un presidio più strutturato della variabile rappresentata dai dazi, basato su monitoraggio continuo, gestione della cumulabilità delle misure e revisione della contrattualistica, per trasformare un fattore di rischio in una leva di competitività.

I servizi di ZPC a supporto delle imprese

ZPC offre servizi di consulenza specializzati per aiutare le aziende a ottimizzare i costi legati alle importazioni, migliorare la gestione delle tariffe doganali e individuare strategie per ridurre l’impatto delle modifiche tariffarie. Contattaci per una consulenza personalizzata, scrivendo a info@zpcsrl.com.