L’IMPATTO DELLE SANZIONI USA SUGLI ISTITUTI FINANZIARI E SULLE IMPRESE NON AMERICANE

Un’autorevole analisi per AWOS da parte degli economisti della Banca d’Italia Emidio Cocozza e Michele Savini Zangrandi

USA export controlNegli ultimi anni gli Stati Uniti hanno intensificato l’utilizzo delle sanzioni a scopi geopolitici e non solo verso operatori americani (US Persons) che violano le misure restrittive da loro imposte a determinati Paesi. Per la valenza extraterritoriale delle secondary sanctions, gli USA possono affermare la loro autorità anche su soggetti non americani (Non-US Persons) che non operano in conformità con i regimi sanzionatori USA.

Un autorevole approfondimento sulla vasta portata geografica delle sanzioni USA, in riferimento al sistema finanziario, è stato pubblicato da AWOS – A World of Sanctions, a firma dei due economisti della Banca d’Italia Emidio Cocozza e Michele Savini Zangrandi.

Nell’articolo “On shaky ground. U.S. economic sanctions in a globalized financial system”, i due autori evidenziano che la crescente complessità e pervasività dell’apparto sanzionatorio statunitense rappresenta sempre più una fonte di preoccupazione per gli istituti finanziari, ben oltre i confini americani.

Per dare l’idea dell’impatto economico della questione, gli autori riportano che dal 2010 ad oggi diverse rilevanti banche non americane, anche italiane ed europee, hanno dovuto trovare accordi economici per un totale di 20 miliardi di dollari con il Dipartimento del Tesoro americano per evitare di finire nelle black list e veder congelati i propri asset.

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Quali indicazioni per le imprese? L’importanza dei Programmi Interni di Compliance

Il contributo dei due economisti della Banca d’Italia in tema di extraterritorialità delle sanzioni USA offre lo spunto per aprire una riflessione sulla necessità che tutte le istituzioni finanziarie operino nel rispetto anche delle normative americane. Ai fini di una corretta gestione dei rischi, questa conformità interessa direttamente anche molte imprese italiane impegnate in attività di commercio internazionale.

Per poter operare con le banche (ad es. ottenere finanziamenti, lettere di credito, gestire le transazioni internazionali), le imprese devono rispettare le normative UE e ONU in tema di restrizioni al commercio verso determinati soggetti o per specifici beni movimentati e considerare altresì i programmi sanzionatori USA, oltre ad eventuali altre barriere imposte da e sul Paese oggetto delle operazioni commerciali, giurisdizioni rilevanti per garantire la continuità del business aziendale.

La corretta gestione degli Export Controls (l’insieme dei controlli su transazioni commerciali, societarie e finanziarie, verifiche su soggetti e prodotti sottoposti a misure restrittive) è quindi fondamentale nel rapporto tra banca e impresa.

Uno strumento efficace per presidiare gli Export Controls, prevenire sanzioni e danni reputazionali, è rappresentato dall’adozione di Programmi Interni di Conformità.

Le stesse autorità statunitensi, nel documento “Framework for OFAC Compliance Commitments” pubblicato dall’Office of Foreign Assets Control (OFAC) del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti a maggio 2019, incoraggiano gli operatori americani e non americani a dotarsi di Sanctions Compliance Programs (SCP). Si tratta di procedure interne per garantire la conformità delle attività commerciali con i regimi sanzionatori USA, che se adottate possono spingere l’OFAC a valutare un accordo o applicare sanzioni ridotte in caso di violazioni.

In ambito europeo, linee guida per la creazione di Internal Compliance Program (ICP) sono state pubblicate dalla Commissione Europea in riferimento ai controlli sulla produzione e il commercio dei prodotti dual use (Raccomandazione 2019/1938).

Per maggiori chiarimenti: info@zcpsrl.com

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