COVID-19 E LA CONTRATTUALISTICA DEL COMMERCIO INTERNAZIONALE

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La crisi economica causata dal Covid-19 sta ponendo molte aziende di fronte alla difficoltà di adempiere agli obblighi contrattuali. È possibile considerare la pandemia un evento di forza maggiore tale da esimere da responsabilità nel caso di inadempimento o di ritardo nell’adempimento? Su questo tema di contrattualistica del commercio internazionale abbiamo intervistato l’avvocato Piero Bellante, esperto di diritto doganale, partner dello Studio Legale Bellante & La Lumia di Verona, e membro del Comitato Scientifico di AWOS.

Che impatto sta avendo il lockdown nella contrattualistica del commercio internazionale?

La domanda al centro dell’attenzione è se il Covid-19 e le conseguenti misure di contenimento disposte dalle autorità possano essere considerati eventi di forza maggiore, tali da giustificare l’impossibilità dell’adempimento del contratto e quindi tali da esimere l’operatore da ogni responsabilità. Occorre subito precisare che l’evento pandemia non rientra di per sé ed in modo automatico in tale casistica e che la causa di forza maggiore può essere invocata solo a determinate condizioni.

Come può l’azienda capire se nella sua specifica situazione il Covid-19 rientra tra gli eventi di forza maggiore?

In primo luogo, è necessario aver ben chiaro il quadro degli strumenti normativi a disposizione per fronteggiare la situazione. Questo significa verificare se nel nostro contratto siano presenti delle clausole che facciano espresso riferimento alla forza maggiore e verificarne l’adeguatezza del contenuto. Se non sono presenti, occorre verificare quale sia la legge che si applica al contratto, con l’avvertenza che la forza maggiore non è regolata nello stesso modo in tutti gli ordinamenti, con differenze tra paesi di “civil law”, come l’Italia o la Francia che sostanzialmente la prevedono, ed i paesi di “common law” come quelli anglosassoni dove invece non è disciplinata. Per i paesi che hanno ratificato la Convenzione di Vienna del 1980 sulla vendita internazionale dei beni mobili, l’art. 79 della convenzione indica i parametri per valutare quando ricorrano i presupposti per potersi avvalere dell’esimente della forza maggiore.

Una volta verificate le clausole e le leggi applicabili, in quali circostanze è possibile invocare l’evento di forza maggiore per il Covid-19?

È bene anzitutto ricordare cosa s’intende per forza maggiore. Secondo quanto previsto dalla Convenzione di Vienna, si può andare esenti da responsabilità quando l’inadempimento è dovuto ad un evento sottratto al controllo della parte, ragionevolmente imprevedibile al momento della stipula del contratto e ragionevolmente inevitabile e insuperabile. È pacifico, inoltre, che l’evento, per essere rilevante ai fini della forza maggiore, deve determinare un’impossibilità oggettiva di adempiere, in tutto o in parte, ad una propria obbligazione. Di questi punti l’elemento dirimente è quello della ragionevole insuperabilità, nel senso che per poter invocare la forza maggiore, e quindi non essere responsabili per l’inadempimento del contratto, non basta invocare un evento imprevedibile o inevitabile – come una pandemia, una restrizione commerciale o un embargo. Occorre dare la prova che non si è in grado di superare quell’evento e di fornire un adempimento alternativo.

Può portare qualche esempio?

Un’azienda che opera in un paese in lockdown, quindi con restrizioni, ed è connessa ad una supply chain completamente interrotta potrebbe invocare la forza maggiore per giustificare l’impossibilità di consegna della merce. Al contrario, una multinazionale che operi anche in paesi in cui non vige il lockdown, e può quindi movimentare beni, personale o erogare servizi in o da questi paesi, potrebbe essere in grado di superare l’evento benché imprevedibile. In tali casi non sarebbe possibile invocare l’esimente della forza maggiore. Naturalmente la valutazione deve avvenire caso per caso.

Dopo aver verificato il quadro normativo e a quali condizioni è possibile invocarla, come attivare la forza maggiore?

È necessario inviare una notifica alla controparte. È fondamentale comunicare non tanto l’evento – il diffondersi del Covid-19 ad esempio – bensì il fatto che a seguito dell’evento si sia verificata l’impossibilità di adempiere la prestazione dedotta dal contratto. Fino a quando non avviene questa comunicazione non si verifica l’esenzione dalle responsabilità per l’inadempimento o il ritardo nell’adempimento. È importante sottolineare che la notifica va inviata «entro un tempo ragionevole», come indica la Convenzione di Vienna. Dato che tutti i contratti devono essere tuttavia interpretati ed eseguiti sempre secondo buona fede, appena si constata l’impossibilità di adempiere, questa va notificata senza ritardo, cioè quanto prima possibile, alla controparte.

Quanto può durare la forza maggiore?

Fino a quando l’impossibilità, totale o parziale, di adempiere continua, secondo i casi specifici. Potrebbe verificarsi che un cliente, decorso un determinato termine indicato nel contratto come essenziale, non abbia più interesse a ricevere la prestazione, ad esempio se si tratta di prodotti legati alla stagionalità. In tal caso, se il contratto prevede un termine di consegna che scade durante il periodo nel quale si è verificato l’evento invocato come forza maggiore, alcuni ordinamenti come quello italiano prevedono che il contratto possa essere risolto. Altro caso: se è il creditore a non poter ricevere la prestazione, perché ad esempio è il suo paese ad entrare o restare in lockdown mentre il paese del fornitore ha riaperto la produzione, il punto di vista si capovolge. È il creditore che potrà invocare la forza maggiore per dichiarare l’impossibilità a ricevere la consegna della merce.

Se non è possibile utilizzare la forza maggiore, ma esistono comunque delle difficoltà di adempimento, cosa fare?

Torna utile richiamare la differenza tra causa di forza maggiore ed eccessiva onerosità sopravvenuta, quest’ultima oggetto delle così dette clausole di hardship nei contratti internazionali. Se ad esempio le merci si fermano in un porto a seguito delle misure di contenimento, con extra costi di giacenza a carico del venditore, dover far fronte a questi costi imprevisti può rendere eccessivamente oneroso l’adempimento della propria obbligazione una volta che le misure di contenimento siano state rimosse. In questi casi non si può invocare la forza maggiore perché l’adempimento non è di per sé impossibile. È comunque prevista una forma di tutela, che ad esempio nel nostro ordinamento consente la risoluzione del contratto per «eccessiva onerosità sopravvenuta» che la controparte può sempre cercare di evitare offrendo una equa modifica delle condizioni contrattuali. In questi casi, di fronte ad un imprevisto ed eccessivo aggravamento dei costi, è comunque sempre opportuno concentrare tutti gli sforzi per provare a rinegoziare i termini contrattuali con la controparte, al fine di trovare soluzioni condivise.

Che consigli si sente di dare alle aziende?

È opportuna una revisione degli strumenti contrattuali, per verificare se siano o meno presenti, e nel caso non vi siano prevedere adeguate clausole di forza maggiore e di hardship per fronteggiare situazioni che potrebbero rendere impossibili, in tutto o in parte, o eccessivamente onerosi gli adempimenti. È anche importante considerare nelle clausole contrattuali il così detto rischio approvvigionamento, cioè il fatto che l’evento forza maggiore possa colpire anche eventuali terzi che facciano parte della propria supply chain. Al di là dei tecnicismi giuridici, l’aspetto più importante per le aziende è mantenere buoni rapporti commerciali con il cliente, secondo lealtà, trasparenza e buona fede. Di conseguenza contratti ben fatti e buone clausole sono funzionali a tale scopo.

2 commenti

  1. Filippo Marangoni - Habasit Italiana Spa Export Regional Manager L'analisi della materia è esaustiva e dettagliata a livello di giurisprudenza, essendo inoltre orientata all'operatività delle imprese, grazie alla scelta strutturale data dall'intervista invece di quella che poteva essere conferita con un saggio. Un aspetto rilevante spesso ignorato nei contratti è l'inclusione del così detto rischio approvvigionamento nelle clausole contrattuali. Rispondi 2 mesi ago

    • Zeno Poggi Gentile Filippo, grazie per il suo commento. Rispondi 2 mesi ago

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