COVID-19: gli effetti sull’export e l’attività di compliance

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Il diffondersi del Covid-19 a livello globale sta impattando sul commercio internazionale con effetti economici di vasta portata, interessando anche aspetti relativi all’attività di Trade Compliance e di Export Controls, in particolare nella gestione del rischio aziendale.

Dal punto di vista della movimentazione delle merci, le prime conseguenze hanno riguardato tra gennaio e febbraio il blocco dell’attività produttiva e ritardi delle spedizioni in Cina nel focolaio di origine della pandemia, la città di Wuhan e la provincia di Hubei, tra i principali hub manifatturieri e logistici cinesi.

In seguito, il paese più colpito è risultato l’Italia – assieme a Corea del Sud e Iran l’area in cui il virus si è diffuso maggiormente – spingendo il Governo italiano ad adottare eccezionali misure restrittive. Al momento l’Italia non ha tuttavia bloccato né l’attività produttiva né il trasporto merci, ma si stanno verificando casi di restrizioni verso le spedizioni italiane adottate dai paesi esteri.

Le difficoltà per l’export italiano

Caso emblematico per il trasporto su gomma è la drastica intensificazione dei controlli al Brennero sugli autotrasportatori italiani ad opera dell’Austria (ritenuta del Governo italiano ingiustificata) che in questi giorni ha congestionato il traffico verso un corridoio che vale per il nostro Paese 200 miliardi di export. Il timore è che a causa dei ritardi delle consegne i fabbricanti italiani siano esclusi dalle catene produttive europee e che gli altri paesi individuino altri fornitori.

Sul piano del trasporto via mare, Confitarma segnala che in diversi porti nel mondo sono in atto blocchi ai movimenti delle merci italiane. Nel comparto agroalimentare, invece, diversi paesi esteri stanno richiedendo certificazioni “virus free” per i prodotti italiani, nonostante l’European Food Safety Authority abbia sottolineato che non risultano evidenze di trasmissione del virus tramite cibo.

A seguito delle numerose segnalazioni di casi di restrizione alla circolazione e discriminazione verso merci italiane in esportazione, il Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale ha attivato un indirizzo email dove segnalare eventuali difficoltà riscontrate (coronavirus.merci@esteri.it).

Nuove restrizioni e rischi per il commercio

L’impatto del diffondersi del Covid-19 sul commercio internazionale e sulla supply chain sta ponendo rilevanti questioni di gestione del rischio in riferimento alle attività di compliance aziendale.

Un rischio significativo per aziende ed enti riguarda la possibilità che bande criminali o paesi sottoposti a embarghi sfruttino la situazione di crisi per compiere atti illeciti, ad esempio rubare merce negli interporti, importare o esportare prodotti vietati, descrivere la merce come aiuto umanitario e inviarla con consegna accelerata. Un caso concreto si è verificato in questi giorni proprio in Italia. Un carico di 500 mila mascherine ordinato dalla Regione Veneto è scomparso appena arrivato al porto di Genova.

Lo scoppio dell’emergenza sanitaria sta inoltre spingendo diversi paesi ad adottare misure restrittive nell’esportazione di medicinali e attrezzature mediche (mascherine, guanti, tute e occhaili protettivi, respiratori), per garantire le forniture alla popolazione interna. Secondo il Global Trade Alert, dall’inizio della pandemia 24 nazioni hanno imposto restrizioni, tra cui Corea del Sud, Turchia, India, Kenya, Arabia Saudita, TaiwanRussia, Francia, Germania e Repubblica Ceca. In Italia vige il divieto di esportazione di dispositivi di protezione individuali in assenza di autorizzazione del Dipartimento della protezione civile (ordinanza n. 639 del 25 febbraio 2020).

Funzionari dell’Unione Europea hanno chiesto solidarietà tra gli Stati membri e di non porre restrizioni su medicinali e attrezzature mediche all’interno dell’UE. A tal proposito la Commissione ha disposto che l’esportazione di dispositivi di protezione individuali al di fuori del territorio europeo venga assoggettata ad autorizzazione preventiva per un periodo di sei settimane e quindi verosimilmente fino al 26 aprile 2020.

Altre minacce per la supply chain riguardano l’aumento dei container vuoti a seguito della riduzione di merci in uscita dalla Cina. Gli avvocati specializzati in commercio internazionale stanno presentando numerose questioni sul Covid-19, con particolare riferimento proprio all’impatto del virus sull’industria marittima e ai relativi rischi di gestione. Altri aspetti interessano le utilities e le problematiche di dover chiudere strutture chiave come una raffineria di petrolio in caso di infezioni diffuse o garantire piani di continuità dell’attività.

In una situazione di crisi, come quella creata dalla diffusione del Covid-19, le attività di Trade Compliance ed Export Controls sono dunque fondamentali per attuare programmi di conformità, in grado di identificare i rischi, prevenire e mitigare i possibili danni dovuti a sanzioni.

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