Brexit, ultimatum di Boris Johnson all’Unione Europea

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Il governo britannico minaccia di ritirarsi dai negoziati commerciali con l’Unione europea se entro giugno non ci saranno progressi significativi nell’accordo. È quanto ha annunciato il 27 febbraio Boris Johnson, prefigurando così un “no deal” o comunque una “hard Brexit” e il conseguente ripristino di dogane e dazi alle frontiere.

Dal 1° febbraio scorso, inizio formale della Brexit, al 31 dicembre 2020 è previsto un periodo di transizione, durante il quale Regno Unito e Europa dovrebbero ridefinire i rapporti commerciali futuri, la sicurezza e la mobilità dei cittadini.

Secondo gli ultimi annunci, l’obiettivo di Londra è concludere un accordo di libero scambio sul modello di quello stipulato dall’Europa con il Canada, che rimuoverebbe le tariffe doganali sulle merci. Allo stesso tempo, Boris Johnson punta ad integrare l’accordo con una serie di trattati dedicati a temi specifici (la pesca, la cooperazione giudiziaria, i trasporti, l’energia) e, soprattutto, a non subordinare il Regno Unito ai regolamenti europei.

Dal canto suo Bruxelles punta ad evitare che Londra diventi un concorrente aggressivo imprimendo una forte deregulation alla propria economia, e chiede che vengano rispettate condizioni concorrenziali di parità.

Dallo scontro tra Regno Unito e Unione Europea si profilerebbe dunque uno scenario in cui gli scambi commerciali verrebbero disciplinati sulla base delle regole del WTO (Organizzazione mondiale del commercio), ovvero con l’imposizione di dazi.

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